L’Italia vuole salvare Pirelli dalla Cina

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ha causato non pochi problemi a Pirelli. China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc), controllata della cinese Sinochem, primo azionista con il 34,1% ha proposto la creazione di una nuova entità priva di partecipazioni per le attività legate agli pneumatici intelligenti, col fine di aggirare il veto di importazione di veicoli connessi con componenti cinesi imposto dagli Usa. Il secondo socio della storia azienda di pneumatici, l’italiano Camfin, ha invece bocciato la proposta, dichiarando l’intenzione di non rinnovare il patto parasociale con l’azionista cinese, in scadenza nel mese di maggio 2026.

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Scontro tra gli azionisti Pirelli

La presenza di un’azionista cinese ha iniziato a limitare la possibilità di Pirelli di accedere al mercato statunitense dei cyber tyre, gli pneumatici intelligenti. Cnrc definisce la propria iniziativa “costruttiva” e coerente con l’approccio di mercato. Camfin, la holding controllata da Marco Tronchetti Provera, è di tutt’altro avviso: la proposta del socio potrebbe compromettere il percorso industriale e tecnologico del gruppo.

Dopo aver preso atto dell’impossibilità di individuare in questa fase con Sinochem, – si legge in una nota diffusa da Camfin – nel contesto del dialogo fra gli azionisti Pirelli promosso dal governo italiano, soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane consentendo alla società di continuare a sviluppare la tecnologia cyber tyre”.

Il governo italiano valuta il golden power

Il caso Pirelli è finito sui tavoli di Palazzo Chigi. Così come aveva già fatto nel 2023, il Governo, che continua a spingere per limitare l’influenza del socio di maggioranza cinese, valuta tra le altre opzioni l’utilizzo del golden power. Il golden power è il potere speciale conferito al governo di imporre veti o condizioni su acquisizioni e operazioni societari con l’obiettivo di salvaguardare l’interesse nazionale. In sintesi, si offre da scudo contro investimenti esteri considerati ostili o nocivi alla sicurezza dello Stato ed è utilizzabile in settori strategici come difesa, energia, trasporti, telecomunicazioni, banche e salute.

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