Unrae sostiene i concessionari: ecco le proposte al Governo

Michele Crisci Unrae

Come era prevedibile, sarà un crollo: il mercato dell’auto a marzo, secondo le stime di Unrae, subirà un calo del -85,6%, con poco più di 28.000 unità vendute. L’effetto Coronavirus, dunque, con i concessionari temporaneamente chiusi e la produzione interna stoppata, si fa sentire in tutta la sua drammaticità.

“Ci siamo chiesti se questo fosse il momento giusto per avanzare delle proposte pubblicamente, poi ci siamo risposti di sì, che era doveroso” ha esordito Michele Crisci, presidente di Unrae, l’associazione rappresentativa delle Case automobilistiche estere, in una conferenza stampa on-line organizzata questa mattina. Un appello al Governo per proteggere il mondo dell’auto e, in particolare, i dealer.

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COVID-19: IL MERCATO DELL’AUTO AFFONDA

I numeri del mercato dell’auto di marzo non sono ancora quelli ufficiali, ma le stime si commentano da sole: quanto accaduto in Cina a febbraio si è ripetuto anche da noi. Per di più, ha proseguito Crisci, “in un momento in cui il settore della produzione e della distribuzione dell’auto erano già sotto pressione a causa dei grandi investimenti richiesti dalla transizione energetica”.

Unrae: stime mercato auto marzo 2020

E ora cosa succederà? Premesso che, come sottolineato anche dai concessionari che abbiamo intervistato, aprile sarà come marzo, due sono gli scenari dipinti da Unrae. Il primo è il “best case” e, fortunatamente, è anche quello più probabile: chiusura delle attività fino a maggio, ripartenza a giugno, mercato in lenta ripresa, che però non tornerà ai livelli dello scorso anno. Il “worst case” prevede invece il lockdown fino ad agosto, la ripartenza a settembre e un mercato caratterizzato da una risalita più lenta.

Nel primo caso, Unrae prevede una chiusura del 2020 a 1 milione e 300mila auto (-32% rispetto al 2019), nel secondo caso una chiusura addirittura solo a 1 milione di auto.

L’IMPATTO SUI DEALER

Crisci ha posto l’accento sull’importanza del settore della distribuzione automobilistica, che impiega circa 150mila persone, ed è stata travolta dal Covid-19. Come anticipato nei giorni scorsi anche da Federauto, “i concessionari – spiega Crisci – hanno margini sottilissimi rispetto al fatturato e costi fissi elevatissimi, ma proprio in ragione dei loro fatturati elevati sono stati esclusi da molte agevolazioni del Decreto Cura Italia”.

I timori per i prossimi mesi riguardano “il credit crounch da parte del sistema bancario, la crisi di liquidità in assenza di fatturato e un impatto occupazionale devastante. Le Case stanno facendo il possibile per sostenere le reti, ma non hanno cash illimitato” ha osservato ancora Crisci. Per questo servono misure di sostegno per “proteggere i concessionari e evitare il crollo dell’intero sistema”.

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LE PROPOSTE DI UNRAE

Protezione del settore e stimolo della domanda: sono questi i concetti chiave, secondo Unrae, per ripartire. Le proposte dell’associazione sono chiare.

“In particolare, chiediamo modifiche all’ecobonus, con l’introduzione di una terza fascia di vetture incentivate da 61 a 95 g/km. Inoltre chiediamo l’aumento degli importi della seconda fascia (21-60 g/km) e l’incremento conseguente dei fondi. Il secondo punto riguarda il riallineamento della fiscalità italiana con quella degli altri Paesi europei, attraverso l’aumento del tetto del costo massimo deducibile fino a 50.000 euro, l’aumento della quota ammortizzabile al 100% e l’aumento della detraibilità dell’Iva per aziende e professionisti, sempre al 100%” spiega Crisci.

L’auspicio è che il Governo possa ascoltare e mettere in atto queste misure entro la ripresa delle attività. Provvedimenti che, secondo Unrae, considerando lo scenario del mercato a 1 milione e 300 mila unità, porterebbero a un incremento di 200.000 pezzi, con un conseguente calo ridotto al 21%. Una piccola boccata d’ossigeno per il mondo auto, ma anche per l’Erario, che recupererebbe così un miliardo di euro di gettito Iva.

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