Manovra 2020: cosa succederà al mercato delle auto aziendali?

Il tema è ormai noto: la bozza della Legge di Bilancio 2020 ha proposto di inasprire ulteriormente una tassazione sulle auto aziendali già penalizzante. Una vera e propria mazzata che andrebbe a colpire migliaia di lavoratori e, in generale, il settore dell’auto.

fiscalità auto aziendali

Nonostante la parziale retromarcia del Governo, effettuata in queste settimane, e le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte, che ha annunciato “revisioni sostanziali”, in attesa che la Manovra 2020 venga approvata (ci saranno sicuramente altre modifiche e la sensazione è quella che la bozza sarà profondamente rivista, in un’ottica di alleggerimento del fardello fiscale), il succo della questione non cambia: l’auto aziendale viene considerata da tempo come un settore da spremere. Senza pensare che, al contrario, si tratta di un pilastro per il business dei concessionari, per il mondo delle quattro ruote e per l’economia in generale.

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AUTO AZIENDALI: COSA PREVEDE LA MANOVRA 2020

La Manovra 2020 prevede, nella bozza resa nota a fine ottobre, l’aumento della tassazione per le auto aziendali in fringe benefit, ovvero quelle che vengono utilizzate sia per lavoro, sia nel tempo libero. Inizialmente la percentuale di imponibile previsto (calcolato sul valore fiscale dell’auto stabilito dalle tabelle ACI) passava dal 30% (come è oggi) al 100% per tutti i veicoli.

Successivamente, la parziale retromarcia del Governo: le auto elettriche e ibride sono state escluse dal provvedimento, le vetture superinquinanti (ovvero quelle con emissioni superiori a 160 g/km) sono state confermate al 100%, mentre per le altre auto aziendali l’aumento è stato “limitato” dal 30% al 60%. Si tratta comunque, quindi, di una tassa raddoppiata. Negli ultimi giorni poi, le parole del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e soprattutto del premier Giuseppe Conte hanno lasciato trapelare ulteriori e attese modifiche. Una su tutte?  L’applicazione del provvedimento alle sole auto di nuova immatricolazione.

QUALI POTREBBERO ESSERE GLI EFFETTI?

Nei giorni scorsi Aniasa, l’associazione rappresentativa del mondo del noleggio auto, è stata chiara: considerando che le auto aziendali pesano per il 40% sul totale delle immatricolazioni, la nuova tassazione, se confermata nei termini scritti sulla bozza, imporrebbe al comparto un brusco stop che si rifletterebbe di conseguenza sul mercato dell’auto e, quindi, anche sul rinnovo del parco circolante e sull’attività dei dealer.

mercato dell'auto 2019: i trend

Dall’altra parte, e questa sarebbe la beffa che si aggiunge al danno, ci sarebbero anche meno introiti per lo Stato, perché i Fleet Manager delle aziende hanno già dichiarato l’intenzione di molti dipendenti, se la Manovra venisse confermata, di restituire l’auto aziendale e ricorrere ad altre soluzioni che ormai sembravano superate, come i rimborsi chilometrici.

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LA POSIZIONE DI FEDERAUTO

Anche Federauto, nelle scorse settimane, in un comunicato congiunto firmato anche dalle altre associazioni di settore, ha espresso assoluta contrarietà all’inasprimento della tassazione sulle auto aziendali. Puntando, in particolare, sul necessario rinnovo del parco circolante, che in questo modo viene frenato bruscamente.

“Si colpisce la retribuzione salariale del personale, si aumenta l’imponibile contributivo e l’onere per il TFR a carico delle aziende, si colpisce il rinnovo del parco circolante – sottolinea la nota – Un salto indietro di decenni che ci allontana ulteriormente dagli standard europei, con un’auto aziendale già penalizzata in termini di detraibilità e di deducibilità”.

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