Ai concessionari non è arrivato 1€ dagli incentivi

Gli incentivi statali promossi dal governo lo scorso autunno per l’acquisto di auto elettriche sono stati un successo (così come dimostrato dai dati di mercato), ma rischiano adesso di trasformarsi in un’arma a doppio taglio, anzi, in una vera e propria emergenza per i concessionari italiani. Il bonus è stato applicato agli utenti sotto forma di sconto, con i dealer costretti a incassare meno in attesa di un rimborso. Quel rimborso però non è ancora arrivato, e il suo arrivo non ha ancora una data.

Come funzionano gli incentivi

L’Ecobonus prevede uno sconto diretto sull’acquisto, applicato immediatamente dal venditore. Ovvero, il concessionario guadagna fino a 11.000 euro in meno sul prezzo di listino – il bonus massimo per soggetti con ISEE inferiore ai 30.000 euro e contestuale rottamazione. Il patto era che tale cifra mancante venisse recuperata tramite credito d’imposta o rimborso diretto da parte dello Stato.

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Il rimborso è in stallo

La scadenza per il rimborso era stata inizialmente fissata al mese di giugno 2026, ma nel frattempo la piattaforma del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica su cui fare richiesta è stata oggetto di numerose e prolungate interruzioni tecniche e i tempi medi per la liquidazione delle somme hanno continuato ad allungarsi.

Massimo Artusi, presidente Federauto

In questa situazione di blocco, le aziende restano esposte per svariati milioni di euro e si trovano nella paradossale difficoltà di spiegare al cliente, come mai non possono consegnargli l’auto che ha acquistato” ha dichiarato Massimo Artusi, presidente Federauto in un’intervista all’Espresso. A trovarsi in difficoltà sono in particolare le concessionarie più piccole, che dispongono di riserve di liquidità limitate. Per evitare il dissesto finanziario, molti concessionari sono costretti a mettere in pausa la vendita di vetture elettriche che potrebbero rientrare nell’Ecobonus.

Il rischio che si sta configurando è quello di generare una pressione in termini di liquidità per centinaia di imprese, con conseguenti danni anche per i consumatori finali”: così si legge in un’interrogazione parlamentare di Azione al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. E Federconcessionari e le associazioni di settore pensano già a una class action.

Quel che i concessionari e i loro portavoce chiedono è, prima di tutto, una semplificazione immediata delle procedure di rimborso, tramite l’automazione dei flussi finanziari tramite credito d’imposta compensabile in F24 senza limiti di importo, e una maggiore stabilità, dei portali e delle politiche. Incentivi che si accendono e si spegnono nel giro di pochi mesi portano a boom di acquisti che impallano il sistema, molto più ordine si otterrebbe con una programmazione pluriennale di iniziative a sostegno della mobilità elettrica.

Le auto ci sono, ma non possono essere consegnate

Il mancato rimborso dell’Ecobonus rappresenta un rischio anche per i cittadini. L’incentivo prevede infatti una consegna entro i 180 giorni dalla data di prenotazione, superato il termine l’incentivo decade. Le associazioni chiedono una proroga a 270 giorni, ma il governo non ha ancora risposto. Le auto, in realtà, sono già nei piazzali pronte per essere consegnate, ma spesso il concessionario non ha la liquitidità necessaria per saldare le fatture alla casa madre e sbloccare così l’immatricolazione dei veicoli.

Il problema delle verifiche INPS

Ci sono cittadini che rischiano di perdere il bonus già validato e altri che al proprio bonus potrebbe non riuscire ad accedere pur avendone diretto. Come già detto, l’entità dello sconto dipende dall’ISEE dell’acquirente, che deve essere certificato tramite verifiche incrociate tra database dell’INPS e portale Ecobonus.

Verifiche che stanno richiedendo molto più tempo di quanto previsto e che spesso restano in stallo per falle nella procedura. Il rischio concreto è che anche gli acquirenti che ne avrebbero diritto rischino di perdere la possibilità di accesso all’incentivo perché, mentre la loro pratica è in lavorazione, i fondi potrebbero terminare.

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