Giovani e auto, cosa pensano i Millennials?

Uno studio di Bain & Company testimonia che gli under 35 desiderano ancora l’auto, ma, se possono, ne fanno a meno, soprattutto per motivi economici. L’Italia, comunque, rimane il Paese europeo con il più alto tasso di motorizzazione.

fidelizzare cliente concessionaria auto

Si sente dire da più parti che i cosiddetti Millennials (ovvero gli under 35) non sono più interessati all’auto, non la considerano più uno status symbol o, quanto meno, non la ritengono indispensabile come lo era per i loro genitori. C’è un cambiamento culturale.

Quanto c’è di vero in tutto questo? E, soprattutto, quali sono le differenze tra i diversi Paesi d’Europa? La risposta arriva da uno studio di Bain & Company (in collaborazione con Quattroruote), dal titolo “Millennials alla guida”, effettuato all’inizio del 2019 su un campione di circa 2.700 driver (l’80% dei quali under 35) provenienti da Italia, Germania e Regno Unito. I dealer sono chiamati a comprendere e intercettare queste rinnovate esigenze.

LO STUDIO DI BAIN & COMPANY

I Millennials non riconoscono più l’auto come uno status symbol. Se abitano fuori città, però, considerano la macchina ancora indispensabile. Il discorso cambia in città: in questo caso i giovani, se possono, tendono a rinunciare all’auto, soprattutto per motivi economici.

L'utilizzo dell'auto da parte dei millennials

In generale, l’acquisto dell’auto non ha la precedenza (si trova al quinto posto nella classifica). Le priorità sono altre, a partire dalla casa. Senza dimenticare i risparmi sul conto corrente. Un trend confermato anche dal fatto che chi non possiede un’auto non intende dotarsene nei prossimi tre anni.

NEL DETTAGLIO

Bisogna però distinguere tra i giovani che abitano nelle grandi città e quelli che vivono fuori. Per i Millennials che vivono in aree rurali, infatti, la macchina è necessaria, soprattutto in Italia. Un feedback positivo per i concessionari.

Per gli under 35 metropolitani del Belpaese, invece, l’auto rappresenta un semplice mezzo di trasporto.

concessionari e millennials, come si usa l'auto

Nelle grandi città, così, i giovani, se possono, rinunciano all’auto. Lo fanno perché non riescono a sostenere questa spesa. Calcolatrice alla mano, sommando il costo dell’acquisto dell’auto con le spese per parcheggi, ZTL e multe, il car sharing o il trasporto pubblico rappresentano una soluzione più economica e conveniente.

Non a caso, in Italia e UK, nella maggior parte dei casi, l’auto dei Millennials viene pagata da altri (genitori, amici, conoscenti).

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L’ITALIA

Il nostro Paese, comunque, ha delle peculiarità rispetto agli altri Paesi considerati dallo studio: lungo lo stivale, solo il 7% della popolazione non ha la patente. L’Italia è il Paese con il più alto tasso di motorizzazione. I dealer, quindi, possono tirare un sospiro di sollievo.

venditore auto e millennials

I Millennials italiani sono molto più simili ai loro genitori di quanto si possa pensare rispetto agli altri Paesi. Sono meno all’avanguardia e comprano all’antica, ovvero dal concessionario e tramite passaparola.

Occorre comunque sottolineare che molti giovani in Italia possiedono l’auto perché viene pagata dal papà.

ADAS

Un aspetto degno di nota riguarda la tecnologia. In un mondo ormai digitalizzato, gli under 35 si interessano al lato hi-tech delle auto, a partire dagli Adas. Soprattutto in Italia, il 29% dei Millennials li conosce abbastanza o molto bene. In Germania questa percentuale si ferma al 17%), in UK al 19%.

D’altronde i Millennials si appassionano agli aspetti digitali e innovativi delle auto, quindi conoscono gli Adas. In compenso, nutrono un po’ di timore nei confronti della guida autonoma.

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CAR SHARING

Lo studio di Bain & Company testimonia che oltre il 50% dei giovani è disposto ad utilizzare un’auto condivisa, con amici, ma solo se più conveniente. Sì al car sharing, dunque, ma sempre con un occhio di riguardo al portafoglio.

I giovani e l'auto

L’auto in car sharing è condivisa, quindi è cool, ma è la convenienza l’aspetto fondamentale: i giovani tendono sempre di più a pagare al consumo. Una filosofia nata, ovviamente, con il boom della sharing economy.

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