I dealer e il binomio “realtà aumentata automotive”

realtà aumentata automotive Marco Utili

Il ricorso alla c.d. “realtà aumentata” nel settore automotive è sempre più all’ordine del giorno. Le iniziative si moltiplicano e non sono ormai più confinate al mondo delle applicazioni per smartphone o degli head-up display (schermi virtuali che materializzano sul parabrezza alcune informazioni utili per il conducente).

L’ultima frontiera, collegata all’annuncio del progetto pilota “VirtualSuzuki” che accompagna alla scoperta della bestseller Vitara, sembra coinvolgere da vicino l’ambiente delle concessionarie. Occorre però ricordare che già nel 2012 Audi apriva a Londra il suo “City”, un car showroom interamente digitale, e che anche il rinnovato store milanese di Mercedes in Galleria Vittorio Emanuele II appare improntato alla stessa filosofia (esperienza immateriale).

Sia che si tratti di supporti interattivi che guidano gradualmente alla scoperta del prodotto o di visori per simulare il primo contatto con il mezzo, come quelli di Oculus VR utilizzati proprio da Suzuki, la sfida lanciata al mondo dei dealer è stimolante quanto impegnativa e richiederà in prospettiva una revisione dell’organizzazione interna del lavoro in concessionaria.

UNA DIVERSA PERCEZIONE 

Il compito non sembra però spaventare i diretti interessati. Nello specifico, Marco Utili, Amministratore Delegato di biAuto Group, ritiene che sia ancora presto per pensare a una conversione integrale del settore in chiave realtà aumentata. “La nostra clientela attuale, e più in generale quella che sceglie un prodotto premium – ha sottolineato -, deve vedere l’auto fisicamente, perché un conto è comprare un bene che costa qualche euro, diverso è comprarne un altro che rappresenta, dopo quello della casa, l’acquisto mediamente più importante”.

Legato ai marchi BMW (compreso BMW i), Mini, Jaguar e Land Rover, biAuto Group si struttura sulle due sedi di Torino, a cui si aggiungono Asti ed Alba, oltre che sul “biAutlet” di Settimo Torinese, un remarketing store multi-brand.

“Dal punto di vista delle Case madri la ‘realtà aumentata’ può essere utile per stimolare la curiosità e generare contatti d’élite – ha aggiunto Utili -. Soprattutto nel caso di vetture di un certo livello. Avere una preview del veicolo, mostrare al cliente com’è internamente, nei minimi dettagli, dà un tipo di percezione che un video magari non riesce a fornire. Vedo molto bene l’introduzione di questa tecnologia soprattutto in caso di novità, quando un prodotto deve ancora uscire”.

UNA SVOLTA IN TRE PASSI

L’Amministratore Delegato di biAuto Group ha ricordato come spesso i più grandi appassionati di automobili abbiano vent’anni, ma l’impossibilità economica di permettersele. Ecco perché, pur se “il ‘lead’ di Internet è importantissimo – ha aggiunto -, come concessionari dobbiamo riuscire a intercettare sia il cliente tecnologico e sia chi non è abituato a queste soluzioni. Oggi moltissimi acquirenti hanno 60/65 anni“.

Utili ha quindi accennato ai passi che saranno necessari una volta che la “realtà aumentata” avrà conquistato i saloni dei concessionari. Prima di tutto l’ingresso di figure altre rispetto al classico venditore, in grado di spiegare il prodotto. “Il venditore potrebbe intervenire in un secondo momento – ha suggerito -. Dovranno non solo essere adeguate le persone, ma anche i processi per ricevere, accogliere e servire un cliente, nonché le strutture“.

Da un punto di vista imprenditoriale, ha chiosato l’Amministratore Delegato di biAuto Group, la  speranza è che “queste nuove tecnologie consentano un risparmio di costi e quindi un efficientamento del processo di vendita. Potremo avere un abbassamento dei costi di distribuzione riuscendo a servire più clienti e aumentando il numero delle pratiche”.

Partecipa alla discussione

Leggi anche