Asia e Occidente, due mondi diversi ma sempre più vicini. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con alcuni dei più alti rappresentanti del mondo automotive di Cina, Stati Uniti e Europa. Tom Castriota, chairman di NADA – National Automotive Dealers Association; il vicepresidente di CADA – China Automotive Dealers Association, Lei Luo e, in quest’occasione portavoce dell’Ue, Massimo Artusi, presidente di Federauto. E abbiamo scelto di metterli vicini, in un dialogo virtuale (ma sempre più concreto) tra le tre potenze.
La Cina sempre più europea
CADA, l’associazione dei concessionari cinese, riunisce 12 mila concessionari, che vendono 22 milioni di auto. In madre patria, ma anche (e parecchio) in Europa. Basti guardare ai risultati del New Brand Observatory di Quintegia (presentato all’ADD 2025) che, a fronte di 30 brand tradizionali, ne conta 18 emergenti, di cui 16 cinesi. I brand asiatici hanno raggiunto una quota del 6% di mercato nel primo trimestre del 2025, raddoppiando quasi la perfomance dello scorso anno. E si tratta di un fenomeno appena all’inizio, perché entro il 2028, saranno 27 i brand cinesi di o origine o di proprietà che sbarcheranno nel mercato del Vecchio Continente.
Usa e Ue lottano per lo status quo
E se la Cina si muove su binari diversi, forte del primato nell’elettrificazione raggiunto anche grazie al sostegno governativo, vivendo la propria era da colonialista dell’auto; Stati Uniti e Unione Europa sono impegnati a mantenere lo status quo. A reclamare a gran voce la neutralità tecnologica. Perché, spiega Massimo Artusi di Federato, l’imposizione al full electric entro il 2035 “non è la soluzione alla decarbonizzazione” e, a livello di mercato, lascia fuori le vetture più piccole ed economiche che del mercato europeo rappresentano il fulcro.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il chairman della statunitense NADA, che considera positiva la libertà lasciata al mercato dal presidente Donald Trump, che invita case costruttrici e dealer a “lasciare che siano gli acquirenti a plasmare il mercato”. Da entrambi le parti dell’Oceano, infine, si lotta per mantenere intatta l’indipendenza dei concessionari, a conservare, dunque, il contratto di concessione a favore di quello di agenzia.













