Crisi dei chip e mancanza di prodotto: quali sono le strategie dei concessionari?

mancanza di prodotto concessionaria

La crisi produttiva attuale e la coda lunga del Covid stanno pesando molto sul business dei concessionari: lo testimoniano i dati di mercato di settembre, che evidenziano un calo delle immatricolazioni del 32% rispetto a un anno fa.

Se ormai la congiuntura determinata dalla pandemia sembra essere alle spalle (anche se ovviamente la capacità di spesa di molti clienti è stata messa a dura prova dall’avvento del Covid), l’emergenza attuale è costituita dalla crisi dei chip e dalla conseguente mancanza di prodotto. Il concetto è emerso chiaramente dalla survey “L’e-mobility entra in concessionaria”, che abbiamo effettuato quest’estate su un campione di 60 dealer provenienti da diverse zone del Paese.

GLI EFFETTI DEL COVID E DELLA CRISI DEI CHIP

Secondo la maggior parte dei concessionari intervistati (53%), infatti, le restrizioni del Covid nei primi mesi del 2021 non hanno avuto impatti sul processo di elettrificazione, mentre lo ha rallentato soltanto per un terzo.

Decisamente più pressante è la crisi dei chip, che, secondo il 68% dei concessionari, sta avendo consistenti conseguenze e rallentando l’attività. Addirittura, il 20% degli intervistati ha dichiarato che ne ha bloccata gran parte.

crisi chip effetti concessionari

Quali soluzioni stanno adottando i dealer per ovviare a questa situazione? Ecco cosa ci hanno risposto.

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LE SOLUZIONI DEI CONCESSIONARI

Nel dettaglio, il 44% dei dealer  ha adottato soluzioni (o le sta pensando) per ovviare ai problemi dovuti a questa contingenza. Le principali sono:

  • la fornitura di veicoli sostitutivi a prezzi agevolati,
  • l’offerta più spinta dei modelli in stock,
  • l’ampliamento del parco a noleggio a breve termine,
  • una comunicazione più diretta con il cliente, per affrontare insieme la problematica.

C’è poi chi laconicamente afferma che non esistono soluzioni, se non quella di “imparare ad incassare gli insulti degli acquirenti”. Una situazione decisamente impattante che, speriamo, possa migliorare nei prossimi mesi. Ma che, secondo gli esperti, è destinata a durare almeno fino a metà del 2022.

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