Il job hugging sta paralizzando le concessionarie auto

Il capitale umano: è il fattore più importante per ogni azienda di successo. Saper attrarre nuovi talenti, essere in grado di stimolarli a far sempre meglio, solo così si può davvero fare la differenza. Si parla spesso di cambiamenti di mercato, di nuove motorizzazioni e nuovi brand, di contratti di agenzia e acquisizioni, ma la vera trasformazione in atto nelle concessionarie italiane è quella del personale.

In un contesto di profonda incertezza economica, con l’età pensionabile che si sposta sempre più in là e una cultura che ha descritto come ben poco appetibile il lavoro in concessionaria – ancor meno quello in officina – i dealer faticano ad alimentare il ricambio di personale e a trovare nuove figure in grado di affrontare le sfide avanzate dalla digitalizzazione e dai nuovi paradigmi del mercato.

A pesare, in particolare, è il fenomeno del job hugging. Quella tendenza, cioè, a restare seduti alla propria scrivania, anche se il lavoro non piace più e non offre più stimoli, a tutto svantaggio dell’azienda stessa. E allora, citiamo Silvia Guidolin, Responsabile HR di Methodos Consulting: “L’evoluzione del settore automobilistico italiano passa dalla capacità delle concessionarie di evolversi, restare competitive e, soprattutto, di mettere al centro il benessere e la crescita del proprio capitale umano”.

Leggi anche: L’importanza delle risorse umane per le concessionarie

Il mercato del lavoro in concessionaria

Secondo le stime Federauto, in Italia i dipendenti delle concessionarie sono circa 90.000, distribuiti su quasi 1.1000 imprese concessionarie in modo non omogeneo – si passa dalle piccole concessionarie da una decina di dipendenti ai grandi gruppi con centinaia di collaboratori. Di questi, circa la metà, dunque 45.000 persone, lavora nel service, tra officine, carrozzeria e assistenza.

Negli ultimi anni il numero di dipendenti è rimasto sostanzialmente stabile. Il lavoro non manca, a interessare il comparto delle concessionarie vi è un fenomeno diverso: il problema è lo scarso ricambio. Il 64% dei dealer indica nel recruiting la principale criticità gestionale.

Tra le principali cause di difficoltà a reperire nuovo personale vi sono:

  • Riduzione demografica della popolazione giovane
  • Scarsità di percorsi tecnici specializzati
  • Aspettative diverse delle nuove generazioni su work-life balance

Infine, il fenomeno del job hugging, che in Italia interessa il 67% dei professionisti secondo il Global Talent Barometer di Manpower Group. Per evolversi le concessionarie hanno bisogno di professionisti specializzati, ma quest’ultimi – che siano soddisfatti o meno – preferiscono restare dove sono, perché ad oggi è ritenuto più saggio proseguire con un lavoro che non piace piuttosto che rischiare.

Il benessere dei dipendenti come leva strategica per il futuro

Lo studio HR 2026 – Le priorità delle Concessionarie italiane, condotta dal Centro Studi di Methodos Consulting, mostra che, per il 50% delle concessionarie italiane, l’obiettivo principale del 2026 è il miglioramento della soddisfazione dei propri dipendenti, seguito dallo sviluppo di competenze critiche per far fronte alle sfide tecnologiche (43%) e dall’inserimento di leadership strategiche (29%).

Più che di un’aspirazione si tratta di una vera e propria necessità. La complessità dei modelli di business attuali, che includono una gestione multi-marchio, servizi finanziari e flussi digitali, rende obsoleti i modelli di gestione tradizionali. Il 36% dei dealer considera urgente il rivedere la propria organizzazione e, di conseguenza, l’individuare all’interno del proprio personale il potenziale per guidare la transizione.

È una tendenza ormai consolidata l’organizzazione di corsi di formazione interni, con piani di reskilling mirati su tematiche attuali come elettrico, guida autonoma e processi digitali. Molti dealer stanno investendo in servizi di coaching, indagini sul clima aziendale e percorsi di formazione specialistica, con l’obiettivo di creare una forza lavoro che non solo reagisca al cambiamento, ma che lo anticipi.

Leggi anche: La prima officina dentro una scuola italiana

Partecipa alla discussione

Leggi anche