Normativa sulle emissioni: tagli esagerati? Intanto ibrido e elettrico guadagnano punti

La nuova normativa sulle emissioni prevede un fortissimo giro di vite: il Parlamento europeo, nei mesi scorsi, ha votato un taglio del 40% delle emissioni di anidride carbonica delle auto nuove entro il 2030, con un obiettivo intermedio del 20% entro il 2025.

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Questo significa, per le Case auto, una spinta notevole verso il green, con un rapido assorbimento da parte del mercato delle vetture pulite. L’auto elettrica e l’auto ibrida, in questo contesto, sono senza alcun dubbio, la grande scommessa intrapresa dall’industria dell’automotive, con l’obiettivo di abbassare le medie di emissioni delle vetture circolanti.

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AUTO ELETTRICA E IBRIDA: TRA PRESENTE E FUTURO

Siamo in un periodo di grande svolta per le motorizzazioni: l’elettrico sta crescendo in molti Paesi europei e ci si attende una crescita sempre maggiore. Secondo uno studio della società di consulenza AlixPartners, presentato settimana scorsa a ForumAutoMotive, le immatricolazioni delle auto a zero emissioni, a livello mondiale, raggiungeranno quota 20% sul totale entro il 2025. In Italia, però, oggi parliamo di poche migliaia di unità vendute.

Discorso diverso per l’ibrido, che nel nostro Paese continua ad aumentare le sue quote: a ottobre siamo arrivati a un market share del 5,9% (dati Anfia), con un consuntivo di oltre 73mila veicoli ibridi venduti nei primi dieci mesi dell’anno.

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NORMATIVA SULLE EMISSIONI: LA PREOCCUPAZIONE DI ANFIA

L’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) è preoccupata dal fatto che obiettivi previsti dalla normativa sulle emissioni non siano sostenibili per la filiera produttiva automotive.

Secondo il presidente Aurelio Nervo, i tagli avrebbero “un impatto decisamente negativo sull’occupazione in tutta la filiera produttiva automotive, forzando l’industria a una trasformazione radicale in tempi record verso una mobilità a impatto zero, che non tiene in alcun conto il principio di neutralità tecnologica”.

Secondo Anfia, peggiorare il quadro, è la mancanza delle condizioni abilitanti alla transizione. Ovvero, “il mancato coinvolgimento di altri soggetti chiave, per esempio per la realizzazione delle necessarie infrastrutture di ricarica, ad oggi carenti in Europa e in Italia. Senza contare che i costi dei veicoli elettrici sono ancora elevati. Per i Costruttori le cui emissioni medie di CO2 superassero gli obiettivi fissati, è previsto il pagamento di un’ammenda al bilancio dell’UE” commenta Nervo.

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IL CALO DEL DIESEL

Questa situazione, sicuramente, determinerà il rischio di un’ulteriore penalizzazione dell’auto diesel, che nei primi 9 mesi dell’anno è calata del 9%, ma a ottobre ha ottenuto un calo decisamente più netto (-27%).

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Auto diesel che, comunque, continua a rappresentare la stragrande maggioranza del parco circolante italiano e che, specie per le flotte aziendali, sulle lunghe percorrenze rappresenta tuttora la soluzione più efficiente. Tant’è vero che, anche secondo il punto di vista dei concessionari, il diesel non è morto.

COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO

Le nuove normative sulle emissioni si inseriscono in un quadro decisamente opposto per quel che concerne il parco circolante italiano, che è decisamente vetusto.

Sempre secondo Nervo, il Governo dovrebbe adottare “misure che incoraggino la sostituzione degli autoveicoli più anziani in circolazione, ma rispettando il principio di neutralità tecnologica, cosa che spesso non avviene quando si introducono, a livello di enti locali, provvedimenti per la limitazione alla circolazione di alcune categorie di autoveicoli”.

Inoltre, è importante che “il Paese venga dotato di adeguate infrastrutture, proprio per favorire la penetrazione sul mercato di tutti i veicoli ad alimentazione alternativa”. Senza infrastrutture, infatti, e questa è una certezza, le auto “ricaricabili” non hanno alcuna chance di prendere piede in maniera massiccia nel nostro Paese.

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